Tutta Italia guarda al metodo elaborato da Elena Sodano per il trattamento delle demenze
Presto la Ra.Gi aprirà una seconda “CasaPaese”. L’esperienza delle colline di Cicala, a due passi da Catanzaro, sarà così replicata in provincia di Cosenza, e precisamente a S. Pietro in Amantea. Un borgo ameno, lontano dal frastuono, con poche centinaia di abitanti, senza nessun negozio e un solo bar: “E’ un luogo magico, pianeggiante, che ben si adatta al nostro progetto di “CasaPaese” perché possiamo garantire alle persone con demenza di potersi muovere in piena libertà – spiega Elena Sodano, presidente della Ra.Gi, che nel frattempo da associazione è divenuta fondazione. La data ufficiale della presentazione dell’iniziativa e dell’avvio della campagna di crowdfunding è stata il 22 luglio scorso, alla presenza delle istituzioni locali e della comunità di S. Pietro in Amantea.
Dopo aver ottenuto dal Comune un immobile dismesso, grazie alla partecipazione ad una manifestazione d’interesse, Elena Sodano e la sua squadra collaudata si preparano così ad un percorso progettuale diverso per “CasaPaese 2”, che risponderà a criteri di “turismo solidale”, sia per venire incontro alle famiglie che non sanno a chi lasciare il proprio caro, sia per la vicinanza alla nota tappa turistica che è Amantea sul Tirreno cosentino. Alle due idee progettuali – una ormai conosciuta a livello nazionale, l’altra ancora in via di definizione – se ne aggiunge una terza in un immobile a Miglierina, il piccolo borgo che ha abbracciato l’idea dell’albergo diffuso. “E’ nostra intenzione differenziare le “CasePaese” sulla scorta del territorio che le ospita, e contestualmente offrire alle persone che ci vengono affidate un luogo che le faccia sentire, appunto, “a casa” – continua la Sodano, che vede nei bellissimi borghi calabresi, all’apparenza condannati allo spopolamento, la formula vincente di accoglienza.
Nel progetto “CasaPaese”, infatti, sono coinvolti in prima persona gli abitanti del luogo, chiamati a far sentire la persona con demenza un vicino di casa con cui scambiare due chiacchiere, bere un caffè, giocare a carte. Non esistono forzature, semplicemente ci si vuole affidare alla radice dell’accoglienza che ancora viene mantenuta inalterata nelle piccole realtà. Ed ormai “CasaPaese”, e il metodo “Teci” che la Ra.Gi utilizza anche nel centro diurno a Catanzaro, fanno scuola in Italia: non si contano, infatti, le interviste e le trasmissioni di approfondimento che puntano i riflettori sul metodo ideato da Elena Sodano (“Che ci faccio qui”, di Domenico Iannacone su Rai Tre, è quella che forse ha destato più scalpore).
“A noi interessa l’esistenza di queste persone – insiste la Sodano – La convinzione generale è che chi non ha più memoria non serva a nulla: paradossalmente una persona con problemi psichiatrici o legati alla disabilità può lavorare, una persona con demenza no. Noi invece vogliamo scardinare questa mentalità, recuperando la storia delle persone e facendole semplicemente “vivere””. E non è un caso che Fondazione Roma – che solitamente finanzia progetti da Roma in su – abbia deciso di sostenere un progetto della Ra.Gi di Catanzaro: “Nella nostra attività di ricerca e di prevenzione, abbiamo pensato ad un progetto che ci permettesse di intercettare quanti vivono la prima fase della demenza senile e offrire supporto alle loro famiglie. E’ nato così “Primi passi con la demenza”, un modo per incontrare a bordo di un pulmino attrezzato, in otto zone diverse della città di Catanzaro, persone spesso distanti da tutto ed i loro caregivers”. Raccontarsi, infatti, e ammettere il decadimento cognitivo è la parte, forse, più difficile per chi si trova ad affrontare le prime fasi della malattia: il supporto di esperti è quindi imprescindibile, perché la solitudine che ne deriva è più insopportabile della malattia stessa. “C’è chi, ancora, specie nelle aree più interne, scambia il decadimento patologico con l’arteriosclerosi dovuta all’età – chiarisce la presidente di Ra.Gi – Sappiamo che non è così, che persone anche giovani soffrono di Alzheimer e di altre demenze, e che scoprono la malattia dopo anni di inutili terapie anti-depressive perché mancano le diagnosi precoci. Eppure, con 48mila casi in Calabria documentati – sicuramente per difetto – la politica regionale non ha ancora previsto dei finanziamenti ad hoc per la ricerca e la cura delle demenze, l’integrazione socio-sanitaria rimane sulla carta e la Ra.Gi non è mai stata inserita nel tavolo per la trattazione di tale patologia, pur occupandosene in modo esclusivo dal 2002”. Lo sfogo di Elena Sodano, quindi, riassume le frustrazioni delle persone e delle famiglie che lei e il suo staff, accuratamente selezionato per le competenze e la straordinaria umanità, abbracciano ogni giorno.
E nonostante la ribalta nazionale, ed i mille progetti in cantiere della fondazione calabrese – che oltre alle due nuove CasePaese si accinge ad inaugurare a breve il primo b&b per persone con demenze in un bene confiscato nel quartiere S. Elia di Catanzaro – manca l’interesse politico a progettare, sostenere, finanziare. “Ma noi andiamo avanti– conclude la Sodano con la sua solita determinazione- Siamo abituati a fare i manovali, non gli ingegneri. E a chi mi chiede perché mi ostini a rimanere in Calabria, rispondo che sono orgogliosa di essere calabrese e di dare lavoro a ventisette figli di questa terra. No, non potrei mai lasciare la mia Calabria”.
Benedetta Garofalo
CSV Calabria Centro








