Il Progetto di Vita per le persone con disabilità attraverso il lavoro: il commento del presidente Cirillo di Ave-Ama

Riceviamo e pubblichiamo

L’intero percorso ha a base un approccio inclusivo che vede la persona partecipe e protagonista di quanto la riguarda e viene deciso e concordato. La persona, a differenza di quanto avvenuto fino ad oggi, non delega la Commissione Medica affinché accerti la sua disabilità clinica, il Comitato Tecnico (articolo 6 della Legge 68/99) affinché predisponga un progetto di inserimento lavorativo, il Collocamento Disabili per il suo inserimento nel mondo del lavoro e così via: ogni progettualità, azione, sostegno dev’essere personalizzata e fatta a misura della persona, nel rispetto dei suoi bisogni e dei suoi desideri. Non quindi un soggetto subente e assistito, costretto ad accettare modelli standard a cui adattarsi, ma una persona con diritto di parola, aiutata attraverso la presa in carico da parte di servizi in grado di comprenderne i bisogni e di sostenerla lungo il percorso inclusivo. Un percorso che inizia con la valutazione di base, ( riconoscimento della condizione di disabilità) fondato sull’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, ella Disabilità e della Salute) e sull’ICD (Classificazione Internazionale delle Malattie) dell’Organizzazione Mondiale della Salute, tramite il WHODAS, questionario utilizzato come strumento integrativo e di partecipazione dalla persona. La valutazione di base, consentirà il riconoscimento dell’invalidità, la percentuale di essa e gli eventuali “accomodamenti ragionevoli”, ossia le misure, gli adattamenti necessari e adeguati alle condizioni di salute e dei contesti di vita della persona. Nel campo lavorativo gli accomodamenti ragionevoli riguarderanno le modalità operative previste dalla mansione, gli orari di lavoro, la mobilità territoriale ecc. La persona in possesso del verbale di invalidità (con una percentuale superiore al 45%) e della relazione conclusiva ai fini lavorativi, può da subito iscriversi al Collocamento Disabili della propria Provincia di residenza e successivamente integrare la documentazione con il Progetto di Vita. Infatti, dopo la certificazione delle condizioni di disabilità (Visita di base), la persona stessa può richiedere l’elaborazione del Progetto di Vita. L’istanza può essere presentata in qualsiasi momento, all’Ambito Territoriale Sociale di residenza. ed è la persona stessa a partecipare alla sua elaborazione e al monitoraggio delle azioni programmate. Attraverso tale percorso si intende migliorare la qualità di vita, facilitando anche l’inclusione socio-lavorativa mediante strumenti, risorse, interventi, benefìci, prestazioni, servizi e ogni utile azione adatta a favorire la partecipazione sociale e la vita indipendente, e ad eliminare e prevenire barriere che possano ostacolare la partecipazione sociale e lavorativa. Il Progetto di Vita assicura il coordinamento fra i piani di intervento promossi dai vari soggetti sociali coinvolti. I servizi interessati attivano il progetto dopo aver fatto una valutazione multidimensionale del profilo di funzionamento della persona, l’analisi dei bisogni, dei desideri e delle aspettative, avvalendosi di figure professionali competenti (assistente sociale, professionisti sanitari, insegnanti, docenti ecc.). Nel caso di adulti in cerca di lavoro, è prevista la presenza di un rappresentante dei Servizi per il Collocamento Mirato. Il Progetto di Vita è sostenuto dal “budget di progetto”, ossia l’insieme di risorse umane, professionali, tecnologiche, strumentali ed economiche (pubbliche e private), da attivare attraverso la co-programmazione e co-progettazione con il Terzo Settore. Tutto questo dovrebbe consentire l’avvio di percorsi di accompagnamento al lavoro personalizzati. Ebbene, evidenziare che questo può essere facilitato se si realizza una riforma della L.68/99 con l’obiettivo di: ° Riorganizzare il sistema del collocamento pubblico. ° Uniformare il rispetto e l’attuazione delle normative su tutto il territorio nazionale. ° Diffondere le buone prassi per l’inclusione lavorativa delle persone che presentano complessità di inserimento (persone con problemi di disturbo mentale in primis) Ma questo non deve demoralizzarci: se non avverrà un cambiamento del sistema pubblico, sarà comunque possibile creare in ogni àmbito provinciale Servizi Territoriali per l’Inclusione Lavorativa (STIL), in grado di supportare l’attività dei servizi del Collocamento Disabili (strategia da perseguire da parte delle Associazioni attraverso la creazione di strumenti utili allo scopo e figure professionali appositamente qualificate da formare con il supporto delle Università ), che sia preparata per accompagnare al lavoro le persone e supportare le aziende nell’assolvimento degli obblighi di legge. La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, attraverso il Decreto da lei sostenuto, ha promosso un cambiamento culturale. ci vorrà del tempo per metabolizzarlo e per acquisire efficacia operativa, Quali Associazioni di volontariato, abbiamo il compito di rimboccarci le maniche e di dare il nostro contributo. Perché questa è una scommessa che una società civile moderna deve vincere!      

   Giovanni Cirillo Presidente AVE AMA*

* AVE AMA ETS (Associazione di volontariato Emanuel di Mutuo Aiuto)
Aderisce: al CASM ( Coordinamento delle Associazioni della salute mentale), a FISH
(Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), a ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro)

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