La questione ambientale può risolversi solo con l’impegno comune a vario livello delle istituzioni. L’intervento dev’essere in primo luogo nazionale, ma la Regione Calabria può fare da interlocutrice con il Governo per promuovere l’attività di prevenzione e di screening tra i cittadini che hanno subito gli effetti dell’inquinamento e delle radiazioni, nonché l’istituzione di un tavolo tecnico che incentivi il fondo per le vittime dell’amianto e degli altri materiali cancerogeni (con il riconoscimento dei vari tipi di tumore che attualmente non rientrano nelle classificazioni tabellari), e il potenziamento delle strutture sanitarie attraverso l’utilizzo di fondi europei.
Al suo fianco, la Regione troverà l’associazione “Osservatorio Nazionale Amianto” (ONA), che ha promosso il 30 gennaio scorso il convegno regionale in Cittadella, con medici, professionisti, associazioni, privati cittadini e studenti di alcuni istituti crotonesi, con il patrocinio della Regione, di Arpacal e dell’Ordine dei Medici. Parola del presidente, Ezio Bonanni, che si è soffermato sulla scarsa disponibilità di dati epidemiologici disponibili e sulle mancate politiche di bonifica dei siti contaminati.
Un dato è certo: tra i Siti di Interesse Nazionale (SIN) che racchiudono ogni tipo di scarto altamente cancerogeno c’è Crotone, che con i suoi 543 ettari disseminati di tenorm, zinco, rame, mercurio, arsenico, cadmio e di idrocarburi vari, provenienti dalle lavorazioni della Pertusola e dell’Edison, rappresenta uno dei più inquinati.
A darne conferma i diversi medici invitati in qualità di relatori, come l’oncologo Pasquale Montilla, che ha fatto presente come gli agenti inquinanti “programmino” i tumori anche a distanza di anni, come è avvenuto per gli ex operai della Pertusola, che hanno sviluppato col tempo il “mesotelioma” ed anche delle neoplasie rare. Ma anche il referente del laboratorio fisico di Arpacal, Salvatore Procopio, ha eliminato ogni dubbio riguardo all’alta concentrazione di “radon” e di fosforite a Crotone, usati per le strade e le costruzioni.
E’ stato, però, l’intervento di Orlando Amodeo, dirigente medico della Polizia di Stato, a riassumere, attraverso la presentazione dello studio epidemiologico “Sentieri”, la rabbia e lo sconforto dei cittadini crotonesi, che alla scarsità di servizi e di lavoro, aggiungono anche il dover fare i conti con una mortalità prematura più alta rispetto al panorama regionale (6% in più per gli uomini, 10% in più per le donne), a causa dell’esposizione ad agenti inquinanti. Senza trascurare il dato preoccupante dei tumori in età pediatrica e la costante sottovalutazione politica dei rischi derivanti dall’area “SIN”, bonificata solo in minima parte (si parla di 40mila rifiuti, a fronte di un milione di metri cubi di scarti presenti), e presso la quale insiste addirittura un termovalorizzatore gestito da una società privata.
Dal canto suo, Salvatore Siviglia, capo dipartimento Ambiente della Regione Calabria, ha sottolineato l’aberrante abitudine di molti calabresi di abbandonare rifiuti pericolosi come l’eternit ovunque, anche presso gli alvei dei fiumi, mentre Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità, ha ricordato che “la liberazione dall’amianto” – prevista dalla L 257/1992 – resta ancora disattesa in Calabria, così come altrove. Infine Renata Tropea, dirigente medico del pronto soccorso di Lamezia Terme, ha messo in evidenza come l’esposizione al particolato atmosferico provochi disfunzioni polmonari e malattie cardiovascolari, ma anche neurodegenerative.
Ufficio stampa CSV Calabria Centro
L’intervista di Filippo Sestito del CSV Calabria Centro a Orlando Amodeo





