Report Caritas: la povertà ha mille facce e tocca anche l’esercizio dei diritti fondamentali

Abbiamo chiesto al direttore della Caritas della Diocesi di Catanzaro -Squillace, don Pietro Pulitanò, di rispondere ad alcune domande.

1) Dal Report Statistico Nazionale di Caritas Italiana risulta che sono ben 5,7 milioni le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta in Italia. E al sud i numeri sono, in percentuale, ancora più preoccupanti. In qualità di direttore della Caritas diocesana di Catanzaro-Squillace, mi saprebbe descrivere la situazione territoriale  e regionale in base ai dati in Suo possesso?

La Calabria si conferma nel rapporto annuale della Caritas tra le regioni italiane ed europee con i più alti livelli di disagio economico, con il rischio povertà ed esclusione sociale che  si attesta al 35,6%. Le povertà, che emergono dall’ osservazione del nostro territorio, sono legate al lavoro povero e precario che rende difficile la gestione economica da parte delle famiglie, soprattutto per quanto riguarda le spese primarie, come le bollette di luce e gas. A ciò si aggiunge l’emergenza abitativa: spesso, infatti,  gli affitti sono pesanti da sostenere soprattutto per le persone anziane, che devono gestirsi con la sola pensione sociale.

2) La povertà sembra ormai vivere una “condizione stabile”, determinata da una vulnerabilità economica spesso associata alla precarietà lavorativa ed a fragilità di tipo familiare. Oggi anche chi ha un lavoro, ma mal pagato, si ritrova a dover chiedere aiuto. Alla Caritas vi è capitato di venire in soccorso a persone con un lavoro, ma comunque in difficoltà?

Sì, purtroppo anche quando c’è un’occupazione regolare in un nucleo familiare non si riesce ad affrontare le spese di gestione quotidiana. Tutto poi si complica di fronte ad imprevisti, come le spese straordinarie relative a lavori condominiali o per affrontare problemi di salute. In diversi casi ci siamo trovati di fronte a persone che hanno chiesto aiuto per affrontare le spese di viaggio in vista di una visita medica o di una degenza fuori regione.

3) Esistono nuove povertà, legate ad una separazione, ad un lutto, alla perdita della casa o ad una malattia. Basta poco per ritrovarsi di colpo indigente. Molte volte, in questi casi, è il sentimento di vergogna a prevalere. Come fare ad intercettarli?

In questi contesti è importante l’ascolto non formale che nasce dall’incontro con l’altro in tutte le occasioni possibili. Le parrocchie sono le antenne principali per conoscere e osservare il territorio: anche i rapporti di buon vicinato rappresentano unabuona occasioneper entrare in empatia. Per fare emergere il disagio è importante partecipare ai centri d’ascolto,  ai quali ci si avvicina, magari, con il pretesto del pagamento di una bolletta. Ma poi, durante il colloquio, l’accoglienza fa emergere disagi nascosti di cui non si viene a parlare direttamente. Alla base c’è sempre la cura della relazione.

4) Quali sono le richieste che vi giungono dal territorio? Di accesso a servizi essenziali (come generi alimentari e vestiario), ad interventi di natura sanitaria o legate alla dimensione abitativa?

E qual è la percentuale di stranieri che periodicamente si rivolgono alla Caritas? Avete dati regionali sui loro bisogni e sulle loro nazionalità?

Le richieste che noi accogliamo sono soprattutto di sostegno nel pagamento di bollette o delle rate di affitto e per affrontare spese sanitarie. A queste si associano anche richieste di beni alimentari o vestiario, ma poiché la Caritas non offre nello specifico questo tipo di servizio,  cerchiamo di indirizzare le persone verso associazioni o parrocchie che, attraverso il banco alimentare o  raccolte spontanee,  riescono a soddisfarle.

Per quanto riguarda gli stranieri,  possiamo dire che essi rappresentano un’alta percentuale dell’utenza nel nostro centro di ascolto, in modo particolare di nazionalità marocchina.

Le loro richieste comprendono, oltre al sostegno nelle spese, anche l’aiuto per il disbrigo di pratiche burocratiche e l’ospitalità temporanea in attesa di ottenere i permessi di soggiorno.

5)La povertà è ormai un fenomeno multidimensionale che richiede un approccio integrato con le istituzioni ed i servizi. Come si muove la Caritas nel percorso di costruzione di reti territoriali solidali all’interno delle comunità?

Sicuramente il percorso necessario riguarda la creazione di una rete collaborativa e di sostegno reciproco tra le varie istituzioni e le realtà associative, per evitare di creare servizi ripetitivi rispetto alle povertà oppure servizi che non creano impatto sulla società. Allo stato attuale, come Caritas Diocesana, stiamo avviando, all’interno dell’ Osservatorio delle Povertà e delle Risorse, una mappatura delle risorse del territorio, in modo da rendere possibile l’obiettivo comune: il sostegno integrato alle povertà.

6) Le persone che si rivolgono alla Caritas vivono per la maggior parte da sole. La solitudine è sempre più riconosciuta come un fenomeno sociale, che priva le persone sole della rete di protezione familiare ed amicale che ha ammortizzato le crisi del nostro Paese. Nel Report la Caritas ribadisce che la risposta non può limitarsi a interventi assistenziali o frammentati. Secondo la sua esperienza, come pensa si debba intervenire?

Nella Caritas della Diocesi di Catanzaro – Squillace la percentuale delle persone sole non è elevata, perché ancora nei nostri contesti la rete familiare resiste. Tuttavia, anche per migliorare la socialità delle persone sole, soprattutto anziane, e per dare sollievo alla famiglia che deve gestire ritmi frenetici e assistenza, diventa importante avviare progetti di invecchiamento attivo che possano essere sostenuti dalla comunità sociale o anche pensare a progetti di social housing, che rappresentano una buona alternativa al ricovero nelle strutture quando l’anziano è ancora autosufficiente.

B. G.
Ufficio stampa CSV Calabria Centro