Per gli operatori volontari del Servizio Civile, ormai proiettati alla fine del percorso, è tempo di riflessioni.
La fase del tutoraggio che li vede in questi giorni protagonisti al CSV, attraverso la suddivisione in gruppi e con tutor di volta in volta differenti, è infatti contemplata per “guardarsi dentro” e tirare fuori le emozioni troppo a lungo represse. Per prepararsi al meglio alla vita professionale che li attende, i giovani operatori dovranno infatti far tesoro delle competenze maturate nell’anno di servizio e proiettarsi verso un futuro ignoto, che può essere “indirizzato” su quelle che sono le proprie inclinazioni naturali e le proprie aspirazioni.
C’è bisogno, però, che qualcuno sappia coglierle, queste inclinazioni.
Ed ecco che entra in gioco la figura professionale del “facilitatore”, che scorge le potenzialità in atto di ciascuno ed aiuta a prenderne coscienza.
Rosamaria Limardi, educatrice di Fondazione Città Solidale, è tra i tutor che saranno chiamati nei prossimi giorni ad affiancare i gruppi di operatori volontari a redigere il loro curriculum vitae, che tenga conto delle competenze personali (senso di responsabilità, autonomia operativa, gestione dello stress, consapevolezza di sé, e via dicendo), e a prepararsi per la “simulazione” dei primi colloqui di lavoro.
“Quello che stiamo portando avanti è una sorta di “laboratorio intimo” di emozioni, in cui i ragazzi sono invitati “a lasciarsi andare” per liberarsi dall’ansia di quello che sarà” – spiega la giovane tutor – Il “trucco” è “fluire” (il cosiddetto “flow”), ovvero dare spazio alle attività che ci contraddistinguono e ci danno benessere. Ciò che ci dà piacere, infatti, viene portato avanti senza nessuno sforzo, ed è importante scoprirlo per sapere quale sia il tipo di lavoro giusto per ciascuno di noi”.
Con il classico esperimento dei cartelloni bianchi, da riempire secondo le linee prescelte dai singoli gruppi, c’è chi ha dimostrato di saper “fluire” quando disegna, chi quando scrive a raffica, chi quando mette in ordine. La propensione a parlare non è forse di tutti, ma ciascuno è portato a far qualcosa, e deve essere a volte sollecitato a perseguire ciò che meglio riflette la propria personalità, nonostante le difficoltà ed i conflitti con gli altri, sempre pronti a scoraggiare, che non mancano mai.
“Non esistono persone sbagliate, né lavori sbagliati – prosegue la tutor, al momento della restituzione dei lavori – Ma può succedere che quel tipo di lavoro non faccia per voi. E rendersi conto prima di chi si è e di cosa si vuole realizzare, favorisce la ricerca del lavoro che gratifica”.
Ufficio stampa CSV Calabria Centro




