Cosa fare se…? Ecco le linee guida per la riapertura delle scuole

«La questione centrale delle decisioni di riapertura scolastica non è se le scuole debbano riaprire o meno, ma piuttosto come procedere con una riapertura scolastica più sicura attraverso la comprensione e la consapevolezza dei rischi per la salute pubblica, non solo sui bambini, sul personale scolastico e sui loro contatti sociali immediati, ma anche su un aumento della trasmissione a livello di virus comunitari». Ecco le linee guida congiunte di ISS, Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione e Inail
«La necessità di riprendere le attività scolastiche è indicata da tutte le agenzie internazionali, tra le quali l’Oms, come una priorità ed è tale anche per il nostro Paese. Pertanto, in una prospettiva di possibile circolazione del virus a settembre e nei prossimi mesi, è stato necessario sviluppare una strategia nazionale di risposta a eventuali casi sospetti e confermati in ambito scolastico o che abbiano ripercussioni su di esso, per affrontare le riaperture con la massima sicurezza possibile e con piani definiti per garantire la continuità»: così il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro presenta il documento “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia” messo a punto da ISS, Ministero della Salute,Ministero dell’Istruzione,INAIL, Fondazione Bruno Kessler, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna, che dettaglia i comportamenti da seguire e le precauzioni da adottare nel momento in cui un alunno o un operatore risultino casi sospetti o positivi. Il 1° settembre invece il CTS deciderà se in classe sarà necessario o meno indossare la mascherina.
Nessun “ratto di minore” ad esempio, come quello paventato su Facebook pochi giorni fa, che aveva preso tanto piede da costringere persino la ministra a una smentita. Nessun rinvio dell’apertura delle scuole, come aveva invece lasciato intendere Walter Ricciardi, il consulente del ministro Speranza la mattina per poi ritrattare il pomeriggio. Il documento sottolinea che è difficile stimare al momento quanto la riapertura delle scuole possa incidere su una ripresa della circolazione del virus in Italia. «La questione centrale delle decisioni di riapertura scolastica non è se le scuole debbano riaprire o meno, ma piuttosto come procedere con una riapertura scolastica più sicura attraverso la comprensione e la consapevolezza dei rischi per la salute pubblica, non solo sui bambini, sul personale scolastico e sui loro contatti sociali immediati, ma anche su un aumento della trasmissione a livello di virus comunitari». D’altronde, ammette il documento fin dalle primissime righe, «non è nota la trasmissibilità di SARS-COV-2 nelle scuole (certo, sono chiuse dal giorno zero della pandemia, ndr) e non è noto quanto i bambini, prevalentemente asintomatici, trasmettano SARS-COV-2 rispetto agli adulti, anche se la carica virale di sintomatici e asintomatici, e quindi il potenziale di trasmissione, non è statisticamente differente. Questo non permette una realistica valutazione della trasmissione di SARS-COV-2 all’interno delle scuole nel contesto italiano. Non è inoltre predicibile il livello di trasmissione (Rt) al momento della riapertura delle scuole a settembre». Insomma, situazione fluida e documento in perenne aggiornamento, per rispondere alle esigenze della situazione, alla luce delle conoscenze scientifiche che verranno man mano acquisite.
Quindi, ad esempio, si raccomanda alle scuole e ai servizi educativi per l’infanzia di identificare dei referenti scolastici per COVID-19 adeguatamente formati sulle procedure da seguire e di tenere un registro degli alunni e del personale di ciascun gruppo classe e di ogni contatto che, almeno nell’ambiente didattico possa intercorrere tra gli alunni ed il personale di classi diverse (es. registrare le supplenze, gli spostamenti provvisori e/o eccezionali di studenti fra le classi) per facilitare l’identificazione dei contatti stretti da parte del DdP della ASL competente territorialmente (quindi parrebbe non essere necessaria la misura paventata da alcune scuole per cui, qualora l’insegnante sia assente, gli alunni vanno riportati a casa perché non possono essere suddivisi come accadeva prima in altre classi); richiedere la collaborazione dei genitori a inviare tempestiva comunicazione di eventuali assenze per motivi sanitari in modo da rilevare eventuali cluster di assenze nella stessa classe.
Famiglie e operatori scolastici dovranno dare comunicazione immediata al dirigente scolastico e al referente scolastico per COVID-19 nel caso in cui, rispettivamente, anche un alunno o un componente del personale risultassero contatti stretti di un caso confermato COVID-19. Occorre stabilire un protocollo nel rispetto della privacy, per avvisare i genitori degli studenti “contatti stretti”, con particolare attenzione a non diffondere alcun elenco di contatti stretti o di dati sensibili.
Bambini e ragazzi dovranno restare a casa da scuola con temperatura corporea superiore a 37,5°C: nel caso in cui un alunno abbia febbre o un sintomo compatibile con COVID-19, presso il proprio domicilio, i genitori dovranno comunicare immediatamente il motivo dell’assenza alla scuola, il pediatra o il medico richiederà tempestivamente il test diagnostico e in caso di tampone positivo il Dipartimento di prevenzione si attiverà per l’indagine epidemiologica dei contatti stretti. Idem se capita a un docente. Gli operatori scolastici hanno priorità nell’esecuzione dei tamponi.
Se si verifica un numero elevato di assenza improvvise di alunni (ad esempio il 40% della classe) o insegnanti, il referente scolastico per il Covid-19 ne darà comunicazione al Dipartimento di Prevenzione. Se un alunno o un operatore scolastico risultano SARS-CoV-2 positivi verrà effettuata una sanificazione straordinaria della scuola. La valutazione dello stato di contatto stretto è di competenza del DdP e le azioni sono intraprese dopo una valutazione della eventuale esposizione. Se un alunno/operatore scolastico risulta COVID-19 positivo, il DdP valuterà di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti che si configurino come contatti stretti. La chiusura di una scuola o parte della stessa dovrà essere valutata dal DdP in base al numero di casi confermati e di eventuali cluster e del livello di circolazione del virus. Un singolo caso positivo in una scuola, non dovrebbe determinare la chiusura di tutta la scuola.
Fra le indicazioni auspicate nel documento, c’è la valutazione della possibilità di istituire un numero verde gratuito per dare supporto a scuole e famiglie e la promozione dell’uso dell’app Immuni anche in ambito scolastico, per tutti quanti abbiano più di 14 anni.
fonte: www.vita.it

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