Terzo settore, il ministero agli enti: «Per cambiare gli statuti c’è tempo»

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Alessandro Lombardi, direttore del ministero del lavoro rassicura enti e associazioni che rappresentano cinque milioni di volontari in Italia: il termine del 31 ottobre per l’adeguamento degli statuti al Registro unico del Terzo settore non è una tagliola, ci sono ancora otto mesi di tempo.

Avviso importante a tutte le onlus, associazioni, organizzazioni di volontariato, affini, e insomma a tutti gli enti del Terzo settore: il mondo non crollerà il 31 ottobre. O meglio: magari da oggi a quel giorno avremo ancora altri e forse gravissimi problemi, e gli enti del Terzo settore pure, ma non quello di morire se per quel giorno non avranno adeguato i loro statuti a quanto richiesto dalla riforma del Terzo settore medesimo. Tradotto per gli addetti ai lavori: è vero che la scadenza del 31 ottobre c’è, ma riguarda soltanto la possibilità di fare quell’operazione in modo semplificato. «Chi non ce la farà potrà ancora farlo seguendo le procedure ordinarie». E il tempo c’è: diciamo ancora otto mesi. Naturalmente questa è una notizia della quale, se appunto non siete un organismo o un gruppo come quelli citati all’inizio, può benissimo non importarvi nulla. Ma le associazioni di quel tipo in Italia sono diverse centinaia di migliaia. E i volontari che raggruppano sono cinque milioni. E le persone che grazie a quei volontari portano avanti la propria vita sono un multiplo di quei cinque milioni. Ecco perché questa intervista ad Alessandro Lombardi, direttore del ministero del Lavoro e delle politiche sociali cui si deve il virgolettato di cui sopra, potrà anche suonare un filo «tecnica» ma serve a rassicurare tutti quegli enti che in questi giorni – invece – sono stati destinatari di allarmi (spesso interessati, perché esistono sempre professionisti che sugli allarmi e sulle scadenze vivono) che li hanno gettati un po’ nel panico.
E dunque, direttore Lombardi: vogliamo spiegare come funziona questa scadenza del 31 ottobre?
«Il termine naturalmente esiste e riguarda gli adeguamenti degli statuti degli enti che il codice del Terzo settore prevede per la loro trasmigrazione nel Registro unico nazionale del Terzo settore. Ma non è un termine decadenziale: superarlo cioè non comporta la decadenza dell’ente dalla possibilità di apportare in seguito le modifiche richieste».

E allora il termine che senso ha?
«Si tratta del termine entro cui gli enti possono modificare i loro statuti utilizzando la modalità alleggerita, cioè in pratica con l’approvazione di una maggioranza semplice, prevista dalla riforma proprio per facilitarli. Dopodiché potranno ancora farlo, utilizzando gli strumenti ordinari che in questi casi si utilizzano per modificare uno statuto. Cioè di norma l’approvazione in assemblea con maggioranza qualificata».

E i tempi in questo caso quali sono?
«C’è tempo fino a quando non partirà la verifica dei requisiti richiesti per l’iscrizione nel Registro unico, il cui inizio è attualmente fissato per la fine del giugno prossimo. L’importante è che ci si faccia trovare in regola per allora».

E questo vale per gli enti di qualsiasi tipo? Onlus, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato?
«Assolutamente sì. Vale per tutti».

E non ci saranno differenze tra i primi della classe che faranno tutto adesso e gli altri che arriveranno dopo?
«Assolutamente no. Anche da un punto di vista dei vantaggi che l’istituzione al Registro unico comporterà non ci sarà nessuna differenza tra chi si mette in regola ora e chi lo farà in seguito. Ripeto: basta che al momento della verifica, a partire dall’estate prossima, le cose siano a posto».

Un dubbio: con le procedure semplificate consentite fino al 31 ottobre si potrà modificare lo statuto in qualsiasi parte? Per dire: un presidente di associazione potrebbe cambiare lo statuto e inserirvi la propria durata a vita facendola votare da quattro gatti riuniti online?
«Eh no! Anzi questo è da sottolineare bene: le procedure semplificate non sono un cavallo di Troia per far passare qualsiasi cosa. Il loro uso è espressamente limitato ai cambiamenti necessari per la trasmigrazione dell’Ente nel Registro unico».

Già che ci siamo: in seguito alla proroga concessa per via del Covid il 31 ottobre è anche la scadenza entro cui enti, onlus e associazioni devono approvare i loro bilanci. Cosa succede a chi per caso non dovesse farcela?
«Allora: fatta eccezione per le onlus, per le quali esiste una disposizione specifica, per gli altri non è prevista una sanzione. Tuttavia l’approvazione del bilancio entro il termine previsto fa parte delle buone prassi di gestione che una associazione è tenuta a osservare. Anche perché le assemblee per l’approvazione di possono fare con modalità telematica a distanza e, ripeto, tenere i bilanci in ordine e regolarmente approvati nei termini è cosa buona e giusta a prescindere dalle sanzioni».

Infine parliamo di soldi. Gli enti del Terzo settore stanno affogando come tutti e spesso anche peggio a causa della pandemia, erano stati previsti fondi ordinari e poi anche straordinari per sostenerli. Qual è la situazione?
«La procedura per l’utilizzo dei fondi ordinari, circa 13 milioni di euro, è ancora in corso. Le domande sono state tantissime e, voglio dirlo chiaramente, purtroppo quelle cui potremo far fronte con quei fondi sono assai meno del totale. Per questo l’esame delle richieste sta richiedendo tempo. E questo per quando riguarda il piano nazionale, cui si aggiungono quelli regionali. Dopodiché ci sono, sempre a livello nazionale, i cento milioni previsti dal Decreto rilancio: 50 di questi saranno destinati alle Regioni. Sugli altri 50 stiamo per pubblicare l’avviso di riferimento per presentare le richieste». di Paolo Foschini

Fonte: www.corriere.it

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